Affaticamento post-virale: sintomi, tempi di recupero e supporto basato sulle evidenze
L’affaticamento post-virale è diventato una delle conseguenze più frequentemente riportate delle infezioni virali negli ultimi anni, in particolare nel contesto del COVID-191. A differenza della stanchezza transitoria attesa durante un’infezione acuta, l’affaticamento post-virale si riferisce a un’esaurimento persistente e debilitante e a una disfunzione cognitiva che possono durare settimane o mesi dopo la malattia iniziale2.
Questa condizione riflette uno squilibrio fisiologico più profondo che coinvolge il sistema nervoso autonomo, la segnalazione immunitaria, la funzione vascolare e il metabolismo cellulare3,4,5,6. In alcuni individui, i sintomi persistono oltre i tre mesi ed evolvono in sindrome da affaticamento post-virale, una condizione con una forte sovrapposizione con la fatigue persistente6,7,8,9.
Questo articolo esplora i meccanismi sottostanti, i pattern sintomatologici e le strategie terapeutiche basate sull’evidenza che supportano il recupero dall’affaticamento post-virale, incluso il ruolo emergente della neuromodulazione10,11,12,13.

Comprendere l’affaticamento post-virale
L’affaticamento post-virale è definito come un’esaurimento prolungato, una riduzione della capacità fisica e un rallentamento cognitivo successivi a un’infezione virale14. Non è alleviato dal riposo ed è spesso associato a intolleranza all’esercizio, pesantezza muscolare, cefalea, febbricola e sintomi di disfunzione autonomica, come palpitazioni o vertigini2. Questi sintomi derivano da alterazioni biologiche innescate dall’infezione stessa e dalle successive risposte infiammatorie e autonome dell’organismo2,3.
L’attivazione immunitaria persistente svolge un ruolo significativo. Anche dopo l’eliminazione del virus, i mediatori infiammatori possono rimanere elevati, influenzando i circuiti neurali coinvolti nella regolazione dell’energia e nella cognizione2. Ciò contribuisce alla caratteristica “brain fog”, alla ridotta resistenza cognitiva e al rallentamento motivazionale frequentemente riportati dai pazienti6.
La disfunzione autonomica è altrettanto centrale: le infezioni virali possono ridurre il tono vagale (parasimpatico) e favorire la predominanza simpatica, alterando l’omeostasi fisiologica e perpetuando la fatigue3.
Il profilo sintomatologico dell’affaticamento post-virale
L’affaticamento post-virale si presenta con un pattern sintomatologico distinto e spesso riconoscibile. Le persone descrivono comunemente un’esaurimento profondo e sproporzionato che limita anche le attività quotidiane di base, accompagnato da rallentamento cognitivo o “brain fog”, difficoltà di concentrazione e deficit della memoria a breve termine2,6. Il sonno è frequentemente non ristoratore nonostante una lunga durata, riflettendo una sottostante disregolazione autonomica. Molti riferiscono anche risposte eccessive della frequenza cardiaca, palpitazioni, vertigini, dispnea da sforzo, instabilità della temperatura o una febbricola “post-virale” persistente14.
Questi sintomi tendono a fluttuare ma peggiorano in modo affidabile dopo sforzi fisici, cognitivi o emotivi anche molto modesti. I tentativi di “resistere” o forzare l’attività in genere innescano un peggioramento ritardato dei sintomi che può durare giorni o settimane, evidenziando la ridotta capacità fisiologica e l’instabilità energetica caratteristiche dell’affaticamento post-virale6,7.
Cos’è la sindrome da affaticamento post-virale?
Quando i sintomi persistono per oltre 12 settimane e compromettono significativamente la vita quotidiana, si può soddisfare i criteri per la sindrome da affaticamento post-virale14. Questa forma più duratura condivide una sostanziale sovrapposizione biologica con la fatigue persistente, definita anche Systemic Exertion Intolerance Disease (SEID)7,8.
Sindrome da affaticamento post-virale e sovrapposizione con la fatigue persistente
Un segno distintivo della fatigue persistente, sempre più riconosciuto anche nell’affaticamento post-virale, è il malessere post-sforzo (post-exertional malaise, PEM) – un peggioramento ritardato e sproporzionato dei sintomi dopo sforzi fisici, cognitivi o emotivi7,9. Il PEM riflette una produzione energetica cellulare compromessa e un’instabilità autonomica6, distinguendo l’affaticamento post-virale dal semplice decondizionamento.
Le ricerche epidemiologiche suggeriscono che pattern sintomatologici post-virali persistenti, inclusi quelli descritti negli studi sulla fatigue persistente, possano interessare fino a circa l’1% della popolazione⁸. Questa sovrapposizione sottolinea l’importanza di approcci che si basino sulle evidenze relative a infiammazione, alterazioni autonome e funzione vascolare2,3,4,5.
Quanto dura l’affaticamento post-virale?
I tempi di recupero variano ampiamente: molte persone guariscono entro quattro-dodici settimane man mano che i sistemi immunitario e autonomo si stabilizzano14. Tuttavia, un numero significativo – in particolare nelle coorti con affaticamento post-virale – sperimenta fatigue persistente per tre-dodici mesi o più a lungo. Gli studi riportano che il 30-60% delle persone guarite dal COVID-19 continua a sperimentare fatigue mesi dopo, anche dopo una malattia lieve1,2.
L’affaticamento post-virale ha inoltre evidenziato importanti pattern demografici: i sintomi post-virali persistenti sembrano più comuni nelle donne15 e negli adulti giovani o di mezza età1. Questa tendenza può riflettere una reattività immunitaria legata al sesso, una maggiore produzione di autoanticorpi6,21 e una maggiore suscettibilità alla disautonomia3.
In una piccola percentuale di individui, i sintomi diventano cronici e possono richiedere una gestione a lungo termine7,8.
Meccanismi biologici alla base dell’affaticamento post-virale
1. Disfunzione del sistema nervoso autonomo
La riduzione del tono vagale compromette la capacità dell’organismo di regolare infiammazione, frequenza cardiaca, digestione e risposte allo stress. Questo squilibrio autonomico crea un circolo vizioso di fatigue, intolleranza allo sforzo e iperattivazione simpatica3.
2. Attivazione immunitaria persistente
I mediatori infiammatori possono rimanere elevati a lungo dopo la risoluzione dell’infezione acuta, sostenendo sintomi come dolore, disfunzione cognitiva e malessere generale2.
3. Disfunzione microcircolatoria ed endoteliale
Ricerche emergenti mostrano che molte sindromi post-virali, inclusi l’affaticamento post-virale e la fatigue persistente, sono associate a uno stato di ipercoagulabilità e alla presenza di microcoaguli che possono compromettere il flusso capillare4,5. Questi microcoaguli fibrinoidi possono contribuire all’infiammazione endoteliale, alla ridotta ossigenazione dei tessuti, alla pesantezza muscolare e alla “brain fog”4.
4. Stress ossidativo e sofferenza mitocondriale
Lo squilibrio ossidativo compromette la produzione mitocondriale di ATP, la principale fonte di energia dell’organismo. Questo può spiegare la fatigue profonda e persistente sperimentata da molti pazienti post-virali6.
Recuperare dall’affaticamento post-virale
Il recupero richiede generalmente una strategia multilivello focalizzata su pacing, supporto autonomico e stabilizzazione metabolica. Il pacing delle attività è uno degli strumenti più importanti, poiché aiuta a evitare il ciclo “boom-and-bust” che peggiora i sintomi7. Stabilizzare i ritmi del sonno, mantenere un’alimentazione equilibrata e integrare movimenti delicati entro limiti tollerabili possono sostenere il recupero14.
Le tecniche di respirazione, la mindfulness e altre pratiche che promuovono l’attivazione parasimpatica possono essere utili3. Molte persone traggono beneficio anche dalla graduale reintroduzione di compiti cognitivi in intervalli brevi e gestibili, per evitare il sovraccarico mentale, poiché la fatigue cognitiva spesso rispecchia quella fisica nel suo andamento a ricadute2.
Sostenere un’adeguata idratazione e l’equilibrio elettrolitico può ulteriormente migliorare la stabilità energetica, in particolare in chi presenta fluttuazioni autonomiche3. Alcune persone trovano utile adottare routine strutturate, come pause di riposo programmate, orari regolari dei pasti e ritmi quotidiani prevedibili, per ridurre lo stress fisiologico e favorire il recupero14.
Il ruolo della stimolazione del nervo vago
Tra le terapie non farmacologiche, la stimolazione transcutanea del nervo vago (tVNS) ha attirato attenzione per il suo potenziale di influenzare diversi meccanismi biologici alla base dell’affaticamento post-virale10,11,12,13. Stimolando il ramo auricolare del nervo vago, la tVNS agisce su vie che regolano l’infiammazione, l’equilibrio autonomico, la funzione vascolare e la comunicazione cervello–corpo – tutte alterate nelle sindromi post-virali2,3,4,5.
Neuromodulazione dell’infiammazione e della funzione autonomica
Il nervo vago svolge un ruolo centrale nel controllo dell’infiammazione sistemica attraverso il riflesso colinergico anti-infiammatorio12. Quando attivato, può ridurre il rilascio di citochine pro-infiammatorie come il TNF-α e modulare l’attività immunitaria10,11. Studi hanno dimostrato che la tVNS può influenzare l’output autonomico, aumentando l’attività parasimpatica e riducendo l’iperattivazione simpatica3 – due meccanismi fortemente implicati nei sintomi post-virali2,3.
Ricerca recente ed evidenze in crescita
Le ricerche sulla neuromodulazione vagale auricolare (AVNT) hanno mostrato risultati incoraggianti:
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Riduzione della fatigue: nei gruppi post-virali, l’AVNT è stata associata a miglioramenti significativi della fatigue, inclusa una riduzione del 48% della severità della fatigue e un sollievo del 57% nei sintomi di fatigue persistente16.
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Miglioramenti endoteliali e microcircolatori: l’AVNT ha mostrato di migliorare la reattività endoteliale e il flusso capillare13,17, intervenendo su un importante fattore responsabile della pesantezza muscolare e del rallentamento cognitivo4.
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Regolazione autonomica: studi dimostrano miglioramenti del guadagno del baroriflesso cardio-vagale, un biomarcatore chiave della stabilità autonomica18.
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Miglioramento del sonno e della cognizione: ricerche preliminari mostrano benefici sulla qualità del sonno, sull’attenzione e sulla chiarezza mentale in individui con fatigue a lungo termine19,20.
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Riduzione dell’infiammazione: la tVNS ha ridotto marcatori infiammatori come TNF-α e CRP in diverse popolazioni cliniche10,11.
Questi effetti combinati suggeriscono che la tVNS intervenga su molteplici vie coinvolte nell’affaticamento post-virale.
Contrastare lo stress ossidativo residuo nell’affaticamento post-virale
Lo stress ossidativo è un fattore ben documentato che contribuisce al rallentamento metabolico e alla riduzione dell’energia cellulare osservati nelle condizioni post-virali6. Studi sulla stimolazione a basso livello del tragus hanno mostrato riduzioni dei biomarcatori dello stress ossidativo17, suggerendo un ulteriore meccanismo attraverso cui la tVNS può sostenere il recupero migliorando la disponibilità energetica e riducendo il carico metabolico6.
Evidenze in coorti con affaticamento post-virale e persistente
Oltre alla ricerca cardiovascolare, la tVNS è stata studiata anche in condizioni simili all’affaticamento post-virale. Uno studio pilota in soggetti con affaticamento post-virale ha riportato miglioramenti nella fatigue, nell’umore, nel tono autonomico e nella funzione fisica, inclusa la forza di presa16,19. Risultati simili sono stati osservati in studi su coorti con sintomi di fatigue persistente, con aumenti della variabilità della frequenza cardiaca, riduzioni delle citochine infiammatorie e miglioramenti dell’umore e dei livelli energetici10,11,20, in linea con i target biologici più rilevanti per l’affaticamento post-virale2,3,6.
Sicurezza e tollerabilità
Una revisione su oltre 200 pazienti sottoposti a tVNS auricolare non ha riportato eventi avversi gravi correlati al dispositivo, con solo lievi sensazioni transitorie segnalate in una minoranza di utenti22. Questo solido profilo di sicurezza evidenzia la tVNS come una delle tecniche di neuromodulazione attualmente disponibili meglio tollerate17,18.
tVNS auricolare in sistemi indossabili non invasivi
Negli ultimi anni è aumentata la disponibilità di sistemi indossabili non invasivi progettati per la neuromodulazione auricolare, offrendo alle persone modalità strutturate per supportare il recupero autonomico a casa22.
Per chi sta esplorando strumenti di neuromodulazione validati, Nurosym rappresenta un sistema indossabile non invasivo progettato per erogare una neuromodulazione auricolare sensoriale-specifica che può essere integrata in routine di autogestione più ampie per le persone che convivono con sintomi post-virali persistenti. Il suo design è orientato a fornire una stimolazione vagale controllata e sensoriale-specifica con parametri d’onda coerenti, in linea con le attuali raccomandazioni sui parametri di neuromodulazione10,11,12,13,17,18. I parametri di stimolazione utilizzati in Nurosym sono allineati con quelli esplorati in studi pubblicati sulla funzione autonomica, sulle risposte endoteliali e sui sintomi di fatigue16,18,19.
Pur non essendo concepiti come trattamento autonomo, i sistemi di neuromodulazione auricolare domiciliari come Nurosym possono contribuire a supportare la regolazione autonomica quando utilizzati insieme a pacing, ottimizzazione del sonno e aggiustamenti dello stile di vita, aiutando a stabilizzare i percorsi regolatori intrinseci dell’organismo3.
Evidenze di Nurosym basate sulla ricerca
Nurosym è stato valutato in oltre 50 studi clinici e in più di 4 milioni di sessioni paziente, senza eventi avversi gravi correlati al dispositivo riportati negli studi ad oggi e con solo lievi sensazioni di breve durata in un numero limitato di utenti16,22. Questo profilo di sicurezza costantemente solido offre una base di evidenza sostanziale per esplorare Nurosym come parte delle strategie di recupero post-virale.
Nei gruppi con fatigue post-virale, Nurosym è stato associato a riduzioni clinicamente significative dei sintomi. Uno studio a singolo gruppo ha rilevato che il 77% dei partecipanti ha riportato miglioramenti di fatigue, brain fog, disturbi gastrointestinali, stress e umore deflesso entro un mese. In diversi studi, i punteggi di fatigue sono migliorati di ~48%, i punteggi dei sintomi depressivi sono diminuiti di ~45% e gli utenti hanno riportato benefici sulla qualità del sonno e sulla chiarezza cognitiva16,19,20. In gruppi con sintomi di fatigue di lunga durata e rallentamento cognitivo, Nurosym è stato associato a un miglioramento medio del 57% nelle misure correlate alla cognizione, inclusi attenzione, performance di apprendimento e compiti di memoria.
Questi miglioramenti sintomatici sono coerenti con cambiamenti fisiologici misurabili. Studi che utilizzano Nurosym hanno mostrato aumenti della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) fino a ~61%, un miglioramento della reattività endoteliale e della variabilità pressoria17,18, oltre a riduzioni sostanziali di marcatori infiammatori come TNF-α e IL-8, e diminuzioni del neuropeptide Y, associato a stress e neuroinfiammazione²².
Nel complesso, questi risultati indicano che Nurosym coinvolge sistemi biologici chiave alterati nell’affaticamento post-virale – equilibrio autonomico, segnalazione infiammatoria, funzione vascolare e performance cognitiva – supportandone l’uso come strumento strutturato, domiciliare, all’interno di piani di recupero più ampi basati su autogestione e pacing.
Figura: Punteggi dei sintomi di fatigue post-virale al Giorno 0 (D0), Giorno 5 (D5), Giorno 10 (D10) e Giorno 17 (D17). I partecipanti hanno riportato una marcata riduzione dell’intensità complessiva dei sintomi nel corso dei 10 giorni di stimolazione, con miglioramenti ancora visibili una settimana dopo il completamento delle sessioni.
Fig. Punteggi della scala di fatigue di Pichot durante la terapia con Nurosym (D0: giorno 0, D5: giorno 5 e D10: giorno 10). È stato osservato un miglioramento significativo dei punteggi di fatigue dopo il trattamento con Nurosym (D0 vs. D10; p < 0,0001). (Parasym trial clinico, 2021).
Conclusione
L’affaticamento post-virale è una costellazione complessa di sintomi, sostenuta da disfunzioni biologiche misurabili che coinvolgono infiammazione2, squilibrio autonomico2,3, alterazioni vascolari4,5 e stress ossidativo6. Sebbene il recupero possa essere graduale, le evidenze emergenti supportano una combinazione di pacing, regolazione dello stile di vita e approcci che mirano a questi meccanismi sottostanti.
Le evidenze disponibili ad oggi suggeriscono che la stimolazione transcutanea auricolare del nervo vago (tVNS) rappresenti un approccio promettente e ben tollerato per supportare alcuni aspetti del recupero post-virale. Nella pratica, sistemi indossabili non invasivi come Nurosym offrono una modalità strutturata per applicare questo approccio di neuromodulazione a domicilio, consentendo alle persone di integrare il supporto autonomico nella routine quotidiana. Con il progredire della ricerca, la neuromodulazione potrebbe diventare uno strumento sempre più rilevante per aiutare le persone a ricostruire energia, resilienza e salute a lungo termine11.
Disclaimer: Questo contenuto ha esclusivamente finalità informative e non costituisce consulenza medica. Nurosym non diagnostica, tratta, cura né previene alcuna condizione medica.
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